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I commenti della critica

Recensione critica di Hafez Haidar Poeta e Scrittore Libanese

Prima di parlare del romanzo “ Un Angelo a metà”, desidero spendere alcune parole sull’autore Roberto Sarra, poeta e narratore eclettico, ironico, sentimentale, attento come pochi di questi tempi all’umanità e all’interiorità, al senso del sacrificio e alla lealtà, profondo conoscitore dei segreti celati dai cuori degli innamorati, i cui destini possono cambiare improvvisamente e la cui vita può essere travolta dal turbinio e dall’imprevedibilità degli eventi quotidiani. Il lettore desideroso di navigare nell’Eden degli innamorati, troverà tra le pagine di questo romanzo coinvolgente il modo di assaporare i frutti dell’amore, di svelare i misteri della vera amicizia, di ammirare la natura viva ed incandescente, colma di fascino e mistero. “Un angelo a metà” è un romanzo scorrevole, che presenta l’amore come un variopinto campo  sconfinato, illimitato, che non conosce barriere, né confini né età. L’ amore coglie di sorpresa, nella ridente città di Montecarlo, il cuore di Luca, scapolo quarantenne saggio e al contempo altruista, nonché noto architetto,  figlio di un vecchio muratore. Improvvisamente spunta nella sua vita Elisa, un medico svizzero nel fiore degli anni che riesce a regalargli momenti indimenticabili di inaspettata felicità. Quando la loro storia sembra avviarsi ad una felice conclusione e lo scapolo impenitente comincia a pensare seriamente al matrimonio,  il destino riserva ai due innamorati un colpo spietato che travolge i loro piani e infrange i loro sogni. Luca, pronto all’estremo sacrificio per affrontare un nuovo cammino, dona tutte le sue ricchezze all’orfanotrofio e ai suoi amici d’infanzia senza alcun ripensamento. Un giorno, mentre i due innamorati stanno consumando gli ultimi momenti d’amore tra un bacio ed un abbraccio, spunta un arcobaleno che annuncia inesorabilmente la fine di un sogno a lungo cullato e l’inizio di un nuovo ed inesorabile viaggio.

Hafez Haidar

 

 

Recensione critica di Giusy Cafari Panico Poeta e scrittore

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”

(Dante Alighieri, Canto XXXIII del Paradiso)
Non è con gli occhi che si legge l’ultimo libro di Roberto Sarra, ma con il cuore. Come in una fiaba moderna Luca ed Elisa, due giovani in carriera belli, intelligenti e sensibili, a un certo punto della loro vita trovano finalmente quell’elemento unico, vitale di cui oggi sembra si abbia pudore di parlare: l’Amore. Il Grande Amore.
In questo contesto così volutamente “perfetto”, quasi a simboleggiare l’eschilea “invidia degli dei”, accanto a Eros irrompe Thanatos, la Morte. Un’ospite inattesa che scombina le carte in tavola e porta i protagonisti a mettersi a confronto con problematiche che investono l’Uomo nella sua essenza più profonda. Senza porsi dalla parte di ciò che è giusto o sbagliato, l’Autore affronta un tema attualissimo e controverso come l’eutanasia con uno stile scorrevole ed elegante, sempre fresco, che non compromette la delicatezza dell’argomento ma anzi la sublima.
E’ davvero sorprendente, entusiasmante, l’esordio di Sarra in qualità di romanziere, dopo le belle prove di poeta, saggista e autore di racconti. Una finestra si spalanca, si accende un arcobaleno - struggente leit motiv del romanzo - in un viaggio nei sentimenti e nelle contraddizioni della vita che lascia tuttavia nell’anima una calda, morbida carezza.


Giusy Cafari Panico

Recensione critica di Carmelo Consoli Poeta, Scrittore, Critico letterario.

Ogni opera sta al proprio autore come l'autore sta alla vita e al suo mistero E' così che Roberto Sarra si svela romanziere facendoci dono di un'opera riconducibile ai grandi classici d'amore, tanto più godibile in quanto si pone in antitesi all'aridità sentimentale dei tempi odierni che viviamo, dove l'amore e i suoi correlati dei buoni sentimenti trionfano e dove la parola è costantemente fedele alla sua missione di chiarezza e dialogo. L'opera è una presa diretta di una quotidiana esistenza nel suo svolgersi comune, scevra di inutili orpelli intellettuali e di sofismi e che punta diritta al cuore. Sarra è coerente nello scrivere con l'agire della sua brillante ed instancabile attività di operatore culturale di tutti i giorni e così il suo romanzo è pervaso dal dinamismo del coraggio di andare avanti, di lottare e da una sua luminosa visione della vita. Il risultato è stato quindi di partorire un grande romanzo d'amore che trascina il lettore ad una piena condivisione delle vicende narrate nei due poli opposti e contrastanti della gioia e del dolore, scritto con sapiente e raffinata tecnica linguistica, con estrema chiarezza e immediatezza e abile visione degli ambienti in cui si narra la storia dei personaggi. Ne consegue una lettura scorrevolissima pari ad una visione filmica, da gustare tutta d'un fiato. Ma questo romanzo è anche opera che affronta con franchezza e di petto scottanti attualità del nostro tempo come l'eutanasia ed ha anche importanti venature sociologiche e psicoanalitiche. Niente quindi è stato trascurato per raccontarci nel migliore dei modi ed in tutte le angolature possibili una vicenda che consideriamo come la nostra di tutti i giorni con l'abilità di chi conosce l'arte, attraverso la penna, di suscitare le grandi emozioni della vita nei momenti piccoli e grandi della quotidianità. Partecipazione massima pertanto del lettore alla lettura del libro e successo sicuro per l'autore dopo le sue altrettanto convincenti prove di poeta, saggista e autore di racconti.

Carmelo Consoli


Recensione critica di Daniela Quieti Poeta, Scrittore e Giornalista

Un’opera che parla al cuore, un lancinante urlo di sdegno verso tutti quei contesti sociali che nel mondo profanano l’infanzia. Attraverso racconti emblematici già dai titoli, con le voci e gli occhi di bambini simbolo, sull’onda di un linguaggio deciso ma che non perde il lirismo del poeta, scorrono testimonianze di efferatezze, disincanto e dolore che non usurano, tuttavia, la speranza. Roberto Sarra inizia la sua riflessione analizzando, con grande sensibilità, il punto di vista di un neonato, il trauma che esso affronta nel passare dall’ovattato grembo materno al rumore del mondo. Nella rievocazione della strage più disumana, quella degli innocenti di Erode, giunge, ineluttabilmente, agli stermini del nostro tempo, troppo spesso ‘senza onore’, ai bimbi inceneriti nel corso della Seconda Guerra Mondiale e a quelli della scuola di Beslan, nel settembre 2004, in Ossezia. Ci rende partecipi della sofferenza di piccole creature private delle ali, di quelle costrette a terapie invasive fra mura di ospedali, dell’angoscioso vissuto infantile nell’assenza di punti di riferimento all’interno di istituti e affidi. Poi, le aberrazioni perpetrate che non risparmiano neppure i neonati, il giovanissimo mendicante dall’anima dissolta cui è stato amputato un arto per impietosire nell’accattonaggio. E, se un bimbo autistico, attraverso il grande amore dei genitori, sembra, a volte, capace di schiudere uno spiraglio ai suoi silenzi, la bambina schiava, ceduta per povertà, abusata, commuove con la sua libertà violata, così come il bambino afgano che perde le mani – ma tanti sono morti – raccogliendo quello che gli era sembrato un giocattolo, un pappagallo verde, in realtà una mina antiuomo; o come, ancora, la bambina orfana che rivela la brutalità di un’esistenza vissuta dentro la tana del ‘lupo’, quel padre alcolizzato da lei, comunque, amato, nel pensiero della mamma morta, nella speranza di un miracolo.
L’Autore ci conduce fra venti di guerra, dove piccoli rapiti vengono drogati e duramente addestrati a imbracciare un fucile per uccidere. Non tralascia i moderni orchi, quelli dediti al turismo sessuale, alla compravendita di creature, alle adozioni illegali. Pone l’accento sul commercio di organi, particolarmente diffuso in alcuni paesi dove sopravvivono pratiche tribali che sacrificano parti umane in riti di magia nera. Tutta una realtà che appare contro natura e che muove a chiedersi ‘perché’. Queste indifese, dignitose vittime possono rivelare i loro drammi perché lo scrittore ne veste le vite, esplora i territori perversi di una verità senz’amore, grida la sua denuncia contro ogni coercizione, ma grida anche la sua fede in un mondo che non svenda i suoi figli, che non uccida Peter Pan, che diventi un posto sicuro in cui il benessere di ogni bambino rappresenti il dovere di ogni adulto. Nelle parole conclusive del libro, in quel ‘non importa che i vostri occhi tradiscano una lacrima, ma che il loro volto, incrociando il vostro, si stagli in un sorriso’ si può riassumere tutto il messaggio, altamente etico, di ‘Sguardi di innocenza’.

Daniela Quieti


Recensione critica di Nicla Morletti Scrittrice Giornalista e Critico letterario.



"Semplicemente donne", meravigliosamente donne. Quale femmina non si sentirà attratta da queste pagine?  Perché ciò che ha scritto Roberto Sarra è un omaggio alla donna, "un inno alla femminilità che ha attraversato secoli di storia". Madri, sorelle, mogli, figlie protagoniste dello scorrere ineluttabile del tempo e degli eventi. Donne famose e donne che rimangono nell'ombra. Da Maria Maddalena a Giovanna D'arco, dalla sensuale Marlyn Monroe alla battagliera Oriana Fallaci. Nel cuore dell'autore c'è anche un posto per le casalinghe, per le missionarie e le donne in carriera. In una tiepida mattina di primavera il pensiero di Roberto Sarrasi libra leggero in volo verso le nuvole, superando i confini dell'ignoto, fino alle origini della nostra storia. E oltrepassa il cancello del Paradiso Terrestre dove un tempo regnava incontrastata, accanto al suo uomo, l'affascinante e turbolenta Eva... Una bella narrazione densa di emozioni e ricordi. Un'idea originale per dire in un romanzo quanto bella sia la donna.



Nicla Morletti

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