"Sguardi D’innocenza"
Nota critica di Claudia Contardi: (Giornalista) sul libro “Sguardi D’innocenza”.
Sguardi d’innocenza è un libro profondo, toccante e schietto come lo può essere solo la verità, quella assoluta, di cui oggi sembriamo esserci dimenticati, e che non si nasconde dietro il velo dell’ipocrisia e della paura. I racconti dei bambini, i loro ricordi, ti prendono per mano per accompagnarti nel loro mondo e tu vivi nel tuo cuore tutte le loro paure e le loro speranze. E’ un’esperienza che a me, figlia, ha fatto riflettere e mettere in discussione per tutte le volte che non ho capito, o non ho voluto capire, l’amore che ha guidato ogni gesto dei miei genitori. Persone stupende che mi hanno protetto e amato senza nulla togliermi, preservando la mia innocenza di bambino e sostenendomi nelle scelte che mi hanno fatto diventare oggi un persona adulta felice ed equilibrata. Questo non mi ha però impedito, come non lo ha impedito a tanti altri, di passare oltre, di non vedere i drammi celati dietro lo sguardo triste e opaco di tanti bambini a cui è stata negata la gioia dell’infanzia proprio da coloro che li hanno messi al mondo. Siamo talmente assuefatti alla violenza che preferiamo nasconderci dietro ai piccoli drammi quotidiani che affannano la nostra vita. Perché vedere, vuol dire mettere in discussione noi stessi e la nostra piccolezza. Vuol dire prima di tutto crescere, affrontare gli stessi limiti che ci siamo creati per imparare a gioire e a soffrire con tutti i Giacomo, Banek, Alex, Paulette, Ahmed, Saliù, Michael ed Elena che possiamo incontrare sul nostro cammino. Sguardi d’Innocenza ci insegna che, a volte, basta saper ascoltare col cuore oppure un gesto sincero e un sorriso per aiutare questi bambini, per dar loro una speranza di un futuro migliore, fiducia in se stessi e forza: un piccolo appiglio destinato
Nota critica di Giusy Cafari Panico (Poetessa e Scrittrice)al libro “Sguardi D’innocenza”
“Lasciate che i piccoli vengano a me”
(Marco 10,14)
Il mondo dei bambini è un grande mistero per gli adulti. Cosa si cela dietro i giochi, le ingenuità e le piccole astuzie, i sorrisi e i bronci, tutte le sfumature di un pianto di un cucciolo di uomo?
Gli uomini ad un certo punto della loro vita, sembrano bere dalle acque mitologiche del Fiume Lete dimenticando colori, sapori ed emozioni di un età dell’oro che sembra non essere mai esistita, diluita in un ricordo che è più simile ad un sogno.
Roberto Sarra, in questo suo ultimo lavoro letterario, si veste da Virgilio e ci conduce in un viaggio in un mondo perduto, con grande delicatezza e autentica partecipazione emotiva, adottando lui stesso gli occhi di un bambino.
Il suo sguardo tuttavia non si posa solo sull’universo colorato, tutto da scoprire, che dovrebbe essere il piccolo paradiso di ogni bambino, il giardino fiorito dei perché, dello stupore, del candore, da preservare e proteggere come un tesoro prezioso.
La penna di Sarra, con pudore e delicatezza, ma anche con il coraggio di chi non nasconde le verità del nostro tempo, va a indagare l’infanzia violata, quella in cui sempre più spesso, gli “sguardi di innocenza” vengono offuscati o addirittura accecati, dalla malizia brutale degli adulti. Gli stessi che dovrebbero essere i garanti, i custodi dei loro piccoli simili, per insegnare loro a volare e a trovare la propria traiettoria nella vita.
Perché un bambino soffre? E come soffre? Cosa prova?
Il processo di immedesimazione dell’autore è profondo, sentito.
Si percepisce un dolore autentico nel racconto di vicende che non dovrebbero mai accadere, ma che esistono e molto spesso sono sotto gli occhi di tutti, coperte dal velo dell’indifferenza del nostro tempo. La tragedia dell’abbandono, i bambini mutilati per toccare le coscienze di chi ha la coda di paglia dell’opulenza, la vergogna del commercio di organi e quella altrettanto grave dello sfruttamento sessuale. Argomenti di cui si parla a mezza voce, facendo finta di non sapere, di non sentire, di non vedere, perché sono verità scomode.
A parlarne, in questo libro, sono i bambini stessi, in cui si incarna la straordinaria sensibilità di Sarra che racconta i loro drammi con una voce stupefatta, consapevole e dolorosa, ma allo stesso tempo con rispetto e con una partecipazione commovente.
Giacomo, Banek, Alex, Paulette, Ahmed, Saliù, Michael, Elena, sono bambini simbolo di drammi di questo oggi cinico, che non potrebbero parlare se lo scrittore non lo facesse per loro e non ci regalasse le loro testimonianze.
Eccola scorrere questa lieve ma intensa scrittura, anche nei corridoi degli ospedali, dove tanti piccoli trovano anche in un semplice gioco o in un sorriso di un padre un motivo di vita, o nella mente misteriosa di un bambino autistico, o nelle lacrime di una bambina picchiata dalla persona che più di ogni altra dovrebbe prendersi cura di lei, un genitore.
Zone d’ombra di un’umanità che sembra aver perso di vista la propria anima.
Un mondo senza domani è un mondo già finito. E il domani vive proprio in quegli sguardi di innocenza che Roberto Sarra ha incrociato con il proprio, adulto, di autore di talento in un libro che è un atto d’amore verso il mondo dell’infanzia e che, nonostante le forti tematiche trattate, lascia nel cuore un grande sentimento di speranza
Nota critica di Rina Gambini (Critico letterario) sul libro “Sguardi d’innocenza”.
Un’opera particolare, questa di Roberto Sarra, che affronta un tema scottante, drammaticamente sentito, quale quello dell’infanzia e delle violazioni che i fanciulli hanno dovuto subire nella società, sia essa antica che moderna, osservandolo da un’angolazione originale. Non si tratta di un saggio, ché manca la documentazione sistematica, bensì di un lungo racconto in cui si mescolano, tra passato e futuro, i ricordi personali e le esperienze attuali, concentrati sui drammi che riguardano il mondo dell’infanzia. Si tratta di un alternarsi di pensieri e di emozioni, tenute ben scisse nel racconto da un cambio di grafia, a cui l’elemento narrativo infonde quella particolare veridicità che avvia l’opera verso la caratteristica della denuncia.
Lungo questo percorso letterario, Sarra, quasi senza intenzione, con assoluta spontaneità, pone delle riflessioni, a volte addirittura delle intuizioni, che inducono a pensare su questo argomento, o, quanto meno, a prendere coscienza della portata di esso: da “La grande dicotomia dell’esistenza possiede il potere e l’effetto di dividere l’uomo in due anime. Angelo portatore di vita e di amore o demone portatore di odio e di morte”, che scandaglia la duplicità della natura umana, in bilico tra bene e male, alla profonda, misteriosa incognita della percezione infantile del dolore, espressa in più punti, come in “La sofferenza vista dagli occhi dei bambini non può essere qualcosa che possiamo immaginare venga mitigata dall’incosciente ingenuità di un’età ancora acerba.”, o addirittura, quando parla della malattia e del dolore dei bimbi, nel sofferto quesito “Come sarà la sofferenza vissuta, stampata nella mente di un bambino, quali sembianze assume quell’ineffabile tragedia, tremenda, inaccettabile, vile?”.
Domande a cui è difficile rispondere, interrogazioni esistenziali che non si possono certamente risolvere a priori, ma a cui bisogna trovare risposta soltanto con uno strumento non razionale, l’Amore. Del resto, la sofferenza dei piccoli, le tragedie che li hanno coinvolti, vittime innocenti e pure, l’egoismo degli adulti, che li ha visti sacrificare vite in boccio in nome di un effimero, crudele vantaggio personale, tutto è storia vecchia: l’autore mette così in relazione stragi antiche, come quella di Erode, a cui scampò Gesù, con nuove efferatezze, come quella nazista, o ancor più la strage di Beslan, per dimostrare, se ce ne fosse ulteriore necessità, che nulla è cambiato sotto il sole, e se qualcosa cambia, è soltanto il modo, i mezzi, mentre resta inalterata la malvagità.
Un taglio molto personale, quindi, è quello che l’autore dà alla sua opera, che si propone di andare ad incidere nella mente dei lettori infondendo un pensiero martellante: prendere coscienza, comunicare con tutti ed impegnarsi insieme a cambiare le cose.
Ho detto, però, che l’opera ha una caratteristica di originalità rispetto ai canoni della narrazione corrente, anche sull’argomento: mente, infatti, si percorre solitamente la strada della precisazione di fatti concreti, affinché non vi siano dubbi sulla veridicità di ciò di cui si parla (ma ce n’è davvero bisogno?), Sarra, per penetrare il cuore del lettore utilizza uno strumento sempre efficace: la poesia. L’uso di una abbondante aggettivazione, talvolta di impronta strettamente spirituale, è funzionale, infatti, ad una prosa “poetica”, che avvia verso una dimensione onirica, un mondo pseudo-irreale in cui il confine tra realtà e immaginazione è talmente labile che diviene vero anche il frutto del pensiero. Non che Sarra si distacchi dalla realtà, ma è il suo modo di raccontare che ne fa superare i limiti; fatta salva la consistenza del testo, la scelta linguistica, secondo illustri esempi narrativi, mostra una netta preferenza per il “vago e indefinito” leopardiano.
In questo modo la lettura di “Sguardi d’innocenza” risulta un’esperienza da cui si esce serenamente consapevoli, ed ancor più impegnati nel cambiamento, ovviamente con i mezzi che sono propri alla persona di cultura: dire il vero, infondere il dubbio, risvegliare le coscienze, comunicare la necessità dell’agire, lanciare messaggi positivi. Sarra assolve molto bene al compito che gli è proprio, e offre un prodotto letterario di elevato livello qualitativo, oltre che emotivo, aprendo un percorso personale e collettivo di forte impegno sociale.
Nota critica di Clara De Liguoro (Giornalista) sul libro “Sguardi D’innocenza”.
Rimango stupefatta se mi si permette il termine, di questo ritorno in grande stile di Roberto Sarra.
Dopo aver letto le altre sue opere, non mi resta che concludere che questo autore è un po’ come il vino migliora nel tempo, sfoderando ancora una volta la sua mirabile arte del sorprendere.
Stupisce questa sua delicatissima sensibilità che pizzica le corde del cuore e le suona come fossero uno strumento. Un’ opera sui bambini a mio avviso davvero degna di nota, che si legge d’un fiato e che conduce per mano il lettore in un mirabolante percorso ricco di emozioni e sentimenti, un omaggio che trova davvero pochi esempi in campo letterario, perlomeno di così grande pregio e di encomiabile fattura.
Tale avvenimento rende viva la speranza che la letteratura torni ad essere il perno della comunicazione e di trasmissione di valori fondanti.
Nota critica di Nicla Morletti (Giornalista, Poetessa e Scrittrice)sul libro “Sguardi D’innocenza”.
Roberto Sarra è scrittore di talento, autore sensibile, osservatore attento dalla vena fluente e dall’ispirazione profonda. Il suo narrare è ricco di grande umanità, un monito e un messaggio di salvezza per tutti.
“Sguardi di innocenza” è un libro che viene in soccorso dei più deboli, che difende i bambini e l’infanzia innocente tra polvere di fate, principesse e castelli incantati , nel magico regno delle fiabe dove
si può ancora volare su leggere ali di farfalle e giocare coi folletti dei boschi. E nessuno può e deve scalfire questo mondo perché esso è sacro.
Non si può calpestare la gioia di vivere, ne toglierla ad altri. E invece ogni giorno migliaia di bambini, in tutto il mondo, vengono molestati, stuprati, seviziati, uccisi.
Non importa la razza o l’età. Se maschi o femmine. Certo è che la brutalità umana riesce costantemente ad andare oltre il limite di ogni soglia di ragionevolezza.
Nessun’altra purezza è più grande di quella degli occhi dei bambini.
“Sguardi di innocenza” è un libro che fa riflettere, pagine piene di speranza per un domani migliore.
“Semplicemente Donne”
Commento di Gianna Campanella (scrittrice) sul libro “Semplicemente Donne”
Un “fiore letterario” offerto con tanto garbo e sincerità non può che essere intensamente gradito ad ogni donna e ad ogni uomo che aspirino a conoscersi e ad amarsi in perfetta parità e complementarietà, condizione già sublimemente descritta nel mito Platonico degli Androgini.
“Semplicemente Donne e’ un opera che mi conquista per la sua profondità e per gli innumerevoli spunti di riflessione che offre, ma soprattutto per il coraggio dell’autore di credere nella magia dei sentimenti e in quell’imponderabile mistero racchiuso nel miracolo della vita e nella figura di ogni donna che si offre tramite a perpetuarla.
Sentiti complimenti e un grazie di cuore.
Gianna.
Commento di Sergio Doretti (scrittore) sul libro “Semplicemente Donne”
Mi ha emotivamente interessato questo libro perché ha saputo con una magnifica e romantica descrizione portare la donna nella giusta posizione che gli compete.
La mia età mi porta a fare un confronto fra il ruolo della donna anteguerra rispetto ai nostri giorni. Come sappiamo la donna oggi è interessata, non solo in politica, ma in tutte le attività che prima erano riservate solo ai maschietti.
Inoltre nel periodo della resistenza le donne si sono trovate unite agli uomini per combattere in nome della pace, della libertà e dell’amore fra tutte le genti contro l’odio e la guerra che furono scatenate dagli uomini.
Complimenti.
Sergio
Commento di Sergio Bastonero sul libro “Semplicemente Donne”.
“L’uomo e la donna sono due essere complementari” credo che sia la migliore definizione che si possa dare. Visto che la condivido, credo che la lettura di questo libro potrebbe risultare interessante per molti.
Essere obiettivi non è facile, ma l’autore cerca in tutti i modi di provarci e ci riesce.
La cosa importante è non idealizzare troppo né le donne né gli uomini, arrivando ad accettarli entrambi per quel che sono, in tutte le loro caratteristiche, siano esse belle o brutte.
Complimenti.
Commento di Franca Fasolato sul libro “Semplicemente Donne”
Un libro che esorta all’armonia dell’universo complesso maschile e femminile, all’amore incondizionato, alla riflessione di ogni tipo d’uomo e donna.
Porge finalmente intelligentemente un ponte d’incontro ai due primordiali segni opposti che hanno popolato il mondo. Se più attentamente si guarda la natura e la sua arcana divina essenza si nota che molte cose da lei “la più antica marestra” l’umanità ha da imparare.
A riguardo di Adamo ed Eva, siano stati pure sedotti dal peccato o, dall’innocenza… nobile Roberto, da allora e’ una guerra mai finita.
Come si può allora …dire che oggi siamo molto più emancipati ed evoluti sotto ogni aspetto sociale, culturale, personale, religioso, etico, ecc… se esistono ancora così molte discriminazioni, ingiustizie, violenze, barbarie e guerre, non solo tra popoli diversi, dove la legge del più forte o peggio dell’abuso del potere, è ancora troppo esistente anche solo tra l’uomo e la donna che avrebbero invece il compito ed il sacro dovere di evolversi meglio… con maggiore intelligenza, consapevolezza, coscienza di quello che erano, che sono, e che saranno domani!
Hai ragione ognuno deve sforzarsi alla comprensione ed al rispetto dell’altro per quanto sia umanamente possibile!
Io come DONNA ti ringrazio per l’inno che hai saputo scrivere da Uomo!
Commento di Paola Pica sul libro(scrittrice) “Semplicemente Donne”.
Caro Roberto Sarra, parole come le sue scaldano davvero il cuore e spingono il lettore a sperare in un mondo migliore.
Ci vorrebbero, però, più uomini come lei: un piccolo esercito che si impegnasse a rivoluzionare l’attuale stato di lotta continua dei sessi. Non potrà mai farcela da solo, neppure con la notevole forza posseduta dalla sua penna, a meno che non guadagni qualche suo simile alla sua nobile causa. Glielo dico con convinzione, perché per ogni spietata seduttrice come Giuliana esistono almeno un Germano (inafferrabile e confuso) e un “Uomo per bene” (disonesto e crudele).
Se non lo avesse capito mi sto servendo dei miei personaggi, per affermare che la lotta tra i sessi mi sembra impossibile da placare, anche se la apprezzo come scrittore e come idealista. Credo che i miei due libri ai quali alludo e questo suo, che si annuncia come un capolavoro, siano sufficienti da esemplificare l’eterna discordanza e il bisogno di una riconciliazione.
Complimenti per le sue idee controcorrente e per lo stile in cui le esprime.
Paola Pica.
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